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Slow Architecture: la nostra filosofia

Perché l’architettura ha a che fare con il tempo.

Il tempo dell’esplorazione e della progettazione, quello del contesto e della vita futura dell’edificio.
Noi di Frigerio Design Group abbiamo scelto di rallentare, di essere resistenti e flessibili come l’aggettivo latino ‘lentus’ suggerisce, per cogliere una visione più nitida e consapevole delle cose.
Dal 1991 è questo il nostro modo di agire: osservare con cura, progettare meglio, guardare lontano.

L’architettura che facciamo è ‘slow’: vive nel tempo, è progressiva e trae dal contesto le risorse per la sua definizione. Le piace stare dove l’abbiamo costruita, ‘qui e non altrove’. Desidera riconoscersi in ciò che la circonda ed essere vissuta. Cresce, senza paura di invecchiare.

La cultura del fare, in tre “C”

Al centro delle relazioni, consapevoli della rotta.

Contesto, Committente e Cantiere: così sì potrebbe definire la triangolazione su cui si basa la cultura del nostro fare.
Perché ogni progetto ha una storia e una quantità di protagonisti che ne fanno parte; è un percorso complesso, fatto di competenze diverse da orchestrare con esperienza.
Come architetti ‘slow’, vogliamo essere nel baricentro di questo triangolo. Non ci interessa stare al vertice, nella precarietà data dal rischio di essere ribaltati appena la moda del momento cambia. Per mantenere stabilmente la rotta, facciamo architettura dal centro.

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Contesto: la nostra materia prima

Percepiamo in ogni luogo l’eco concreta di una storia unica e irripetibile.

Sappiamo cogliere ciò che di buono il contesto offre spontaneamente, la sua varietà di stimoli e ispirazioni, le sue risorse: cultura, clima, atmosfere, luci, materiali tra cui anche scarti, persino cocci, perché – come insegna l’arte giapponese ‘kintsugi’ del riparare con l’oro – ogni coccio si è rotto a modo suo trasmettendoci una storia da valorizzare.
Questa materia prima, reperibile senza sforzo, è il combustibile con cui alimentiamo idee e soluzioni progettuali per la riuscita di un’architettura altrettanto unica e irripetibile, che possa costituire un ponte tra tradizione e innovazione.

Committente: valorizziamo anche ciò che non si vede

Il binomio committente-architetto resta dietro le quinte ma impronta il risultato.

Sulla scena siamo l’alter-ego del nostro committente. Sorvegliamo per lui la corrispondenza tra eseguito e aspettative, il contenimento dei costi, agiamo con esperienza e talvolta un po’ d’improvvisazione perché sappiamo che ogni palco va calcato senza esitazioni, con professionalità e creatività sempre nuova.
Sebbene il committente resti spesso dietro le quinte, dialogo e confronto con lui sono fondamentali a determinare la riuscita del progetto e il raggiungimento della qualità totale.

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Cantiere: dalle due alle tre dimensioni

Un appuntamento verso il quale prepararci, da programmare e gestire con estrema cura.

In cantiere conosciamo il segreto delle cose inanimate e dei processi costruttivi. Vediamo il realizzarsi di ciò che abbiamo disegnato, testiamo soluzioni e materiali con vari prototipi e preveniamo l’insorgere dei problemi apportando migliorie in termini di qualità, con un occhio sempre rivolto al contenimento dei costi.
È la fase che desta in noi meraviglia, ogni volta come fosse la prima. Non vogliamo delegarla a nessuno: ci piace lasciarci coinvolgere e sporcarci le mani nella parte più viva del nostro lavoro.

L’occasione della qualità totale

Di ogni parte ricerchiamo la perfetta rispondenza al tutto.

Ergonomia, spazio, acustica, manutenzione, gestione e costi: questi sono soltanto alcuni degli aspetti che teniamo a mente quando progettiamo, considerando l’edificio come un organismo in cui ogni parte ha la sua funzione specifica e collaborante anche quando è destinata a non essere vista.
Studiare accuratamente la correlazione tra le parti significa ricercare la qualità totale.
Perché sebbene la bellezza estetica sia il fattore qualitativo più visibile dell’edificio, siamo convinti che non bastino il disegno giusto e la scelta corretta dei materiali al raggiungimento della qualità che ci siamo prefissati.
Molto dipende dall’esecuzione, dal saper costruire e dall’esperienza sul campo.
Ogni progetto è quindi un’occasione di qualità totale che non ci piace sprecare.

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Sostenibilità trasparente, da principio

Il nostro impegno a non lasciare impronte.

Vogliamo ridurre l’impronta ecologica e fare un uso più coerente e consapevole dei materiali e delle risorse. Per farlo seguiamo la lezione fornitaci dalla natura nei cui procedimenti circolari nulla viene sprecato, e dal passato.
Puntiamo a essere sostenibili fin dal principio. Perché il consumo energetico dell’edificio è soltanto la fase finale di un processo già partito dall’energia impiegata nella produzione dei pezzi e dei componenti architettonici che abbiamo scelto di utilizzare.
Il cantiere si rivela teatro di possibili sprechi ma anche di possibili economie, e per noi fare ‘slow architecture’ significa valutare al meglio questi aspetti ricercando il giusto equilibrio.
Ricerchiamo inoltre una bellezza che sia qualità intrinseca dell’architettura sostenibile, perché siamo convinti che bellezza e sostenibilità non si escludano a vicenda ma che, viceversa, vadano di pari passo.

A ciascuno la sua porzione di comfort

La qualità specifica che ogni spazio deve possedere per farci stare bene.

Benessere, interazione e comunicazione tra le persone sono il cuore di ogni nostro progetto. Il comfort sensoriale è misurato attraverso il fattore umano.
Valori come la felicità e l’ispirazione di chi vivrà l’edificio, combinati con fattori misurabili come l’ottimizzazione della luce naturale, il clima e l’acustica giusta, generano un’architettura intelligente e sostenibile. Ogni nostra soluzione è misurata in relazione agli usi, e l’apporto delle risorse naturali, quando necessario, è bilanciato dall’utilizzo di tecnologia e impiantistica.
Pensiamo che ricercare la qualità totale voglia dire creare le condizioni perché tutti possano godere di un alto livello di comfort.

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Alla fine, viene l’inizio

Una progettazione progressiva, consapevole anche del congedo.

L’entrata in società del nostro edificio è sempre piena di aspettative. Siamo i padri dell’opera, per tanto il congedo avviene sotto forma di consegna e non di abbandono.
Durante la progettazione non abbiamo sottovalutato gli aspetti legati a gestione e manutenzione, utilizzo e versatilità d’uso; al contrario, è proprio su questi che abbiamo messo le basi per il suo futuro.
Il nostro edificio sarà quindi capace di rinnovarsi, aperto agli eventuali cambiamenti che si renderanno necessari un domani.
Sarà architettura bella e progressiva, vissuta e durevole.

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